Biografia

Carmen Acunto, campionessa italiana di Atletica paralimpica getto del peso, del disco e del giavellotto, è nata ad Alessandria nel 1972 e vive a San Salvatore Monferrato.

Nel 1998 esordisce con la Nazionale ai Mondiali di Birmingham e si piazza al 5° posto nel peso e al 6° nel disco. Nel 2001 partecipa agli Europei di Nottwil in Svizzera e vince il bronzo nel disco; negli anni successivi sono da ricordare la partecipazione ai Mondiali di Lille 2002, ai Campionati Europei 2003 ad Assen, in Olanda, dove conquista il 4 posto nel disco e l’argento nel peso. Nel 2004 partecipa ai Giochi Paralimpici di Atene ed è poi scelta come tedofora per le Paralimpiadi Invernali di Torino 2006; ai Mondiali di Doha 2015 ottiene il 7 posto nel peso. E’ oggi primatista italiana nelle sue tre specialità (14,64 nel giavellotto, 19,64 nel disco e 7,98 nel peso). La bici per Carmen è una novità assoluta, “Non è il mio sport, è qualcosa di assolutamente nuovo per me – dice l’atleta e il senso della mia impresa sta in poche parole: sfida, fatica, e silenzio. Nell mia vita ho fatto spesso l’esperienza del pellegrinaggio, a Lourdes e a san Giovanni Rotondo.

Fare il cammino con la bici, la mia oltre tutto non è un modello da corsa, ma una bici-ciclone, significa testimoniare che la vita ha senso se ogni istante lo si spende per conoscere, per imparare, per misurarsi con nuove sfide, e per esser consapevoli che ci si può sempre spingere un po’ più in là, con fatica certo. E in silenzio, la condizione necessaria per crescere e fare di tutta la vita un cammino non solo fuori, attraverso le più diverse esperienze, ma anche dentro di sé, con l’acquisizione della consapevolezza del senso di quel cammino”. “Ciò di cui voglio parlare – dice Grazia Rossini, proprietaria assieme al marito dell’azienda Stilnovo di San Salvatore Monferrato – non è la figura dell’atleta, di cui si può trovare tanto su Internet, ma è la donna Carmen, sono le sue straordinarie qualità umane.

Ricordo quando iniziò a lavorare in Stilnovo: mi disse che l’orefice per lavorare doveva stare seduto al banco. Dunque lei avrebbe potuto lavorare anche se dalla sua sedia non si sarebbe potuta alzare, ma questa, disse, era un’altra storia. Aveva superato il trauma della disabilità e aveva semplicemente deciso che avrebbe vissuto la sua vita nonostante tutto, e alla grande, impegnandosi nello sport, nel lavoro e nella famiglia. Quando penso a BebeVio, o ad Alex Zanardi, sento che Carmen è fatta della loro stessa pasta: una donna meravigliosa, che ha attraversato la disperazione traendone la forza titanica per vivere comunque con gioia ogni attimo della sua vita”.

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